Dopo un anno segnato dal Covid c’è ora la grande sfida del PNRR

La “fotografia” dell’economia parmense: ricavi in calo, ma nessun tracollo grazie ad alimentare e chimica-farmaceutica. Tanti altri settori in sofferenza a causa della pandemia

 

L’appuntamento ormai tradizionale con Top500 è arrivato alla settima edizione: si tratta, come i nostri lettori sanno bene, di un’occasione unica per avere – attraverso numeri, statistiche, approfondimenti – la fotografia dell’economia parmense. La classifica è quella delle prime 500 aziende di Parma e provincia per fatturato, sulla base dei bilanci del 2020: ed è quindi fatalmente segnata dalla pandemia che ha sconvolto il mondo.

 

Se il primo trimestre è stato solo marginalmente toccato dal lockdown, nel secondo il Covid ha fatto registrare una brusca frenata della produzione industriale; quindi si è passati dalla voglia di ripartire, pur fra tante difficoltà, nel terzo trimestre, alla grande incertezza – per la seconda ondata da ottobre in poi e per gli scricchiolii della maggioranza del governo Conte II – nel quarto trimestre. In questo scenario molto complesso, l’economia (non solo parmense, ovvio) ha vissuto dodici mesi decisamente particolari. I ricavi sono ovviamente calati, ma nel nostro territorio non c’è stato un tracollo, per almeno due motivi: il primo è legato al fatto che almeno due settori (alimentare e chimica-farmaceutica) hanno registrato fatturati importanti.

 

Tutti noi ci ricordiamo il periodo degli scaffali vuoti nei supermercati, il vero e proprio assalto ai generi di prima necessità: tutti noi, per mesi, abbiamo sempre pranzato e cenato a casa. E questo ha inciso sui ricavi delle aziende alimentari. Altri settori hanno invece sofferto enormemente della pandemia: si pensi, per esempio, al turismo, ma anche alla metalmeccanica, all’abbigliamento, alle costruzioni, ai servizi. Il secondo motivo è l’ottima performance dei bilanci delle due principali aziende del territorio, Barilla e Chiesi, che hanno contributo in larghissima misura a “salvare” il risultato complessivo.

 

Ciò detto, il 2020 è stato un anno troppo particolare perché la “fotografia” offerta da Top500 possa “mettere a fuoco” tutto il panorama dell’economia parmense. Impossibile fare considerazioni generali. Il numero dei dipendenti ha tenuto grazie alle politiche del governo sull’occupazione, agli ammortizzatori sociali e al blocco dei licenziamenti. Hanno sofferto di più i lavoratori autonomi e i collaboratori a progetto. Un altro dato che emerge dall’analisi è che i bilanci del 2020 risentono della norma sulla rivalutazione dei beni e, per il conto economico, della possibilità concessa alle aziende di sospendere gli ammortamenti. Anche questo ha contribuito a far sì che i numeri abbiano “tenuto”.

 

Economisti ed esperti illustrano e interpretano, nelle pagine che seguono, i dati dei bilanci delle aziende in classifica. Se ne discuterà anche nella presentazione di questa edizione di Top500: per ovvi motivi di prudenza, vista l’incertezza della situazione sanitaria, anche quest’anno, a malincuore, siamo costretti a rinunciare al tradizionale convegno, aperto al pubblico, che ha sempre rappresentato l’occasione non solo per illustrare e analizzare i dati, ma anche per fare un punto della situazione e immaginare gli scenari futuri. Anche per questa edizione faremo una presentazione in stile talk show televisivo, negli studi di «12 Tv Parma», con tanti ospiti che cercheranno di spiegare dove stia andando l’economia a livello globale e nel nostro territorio in particolare.

 

È evidente che la sfida che ci attende, per risollevarci da una batosta che nessuno avrebbe mai potuto immaginare, passa attraverso l’occasione – unica, irripetibile – del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Una grande occasione per riprogettare il Paese»: lo hanno ribadito recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenendo all’assemblea dell’Anci.

 

I segnali di ripresa dell’economia parmense, sulla base dei dati del primo semestre 2021, inducono all’ottimismo, per il rimbalzo della produzione industriale, il rilancio dei settori che più hanno sofferto per la pandemia, il rialzo dell’export in tutti i settori. Abbiamo tutti bisogno di lasciarci alle spalle l’incubo del Covid e tutto ciò che ne è conseguito. Tenendo presente che la battaglia contro la pandemia non è ancora vinta. La campagna di vaccinazione e l’obbligo del Green pass, in Italia più che altrove, stanno dando un aiuto fondamentale, checché ne dica la sparuta ma rumorosissima (e purtroppo non solo rumorosissima) minoranza degli integralisti “no pass”. L’appello che non ci stancheremo mai di sostenere e di ripetere a gran voce è solo uno: avere fiducia nella scienza.